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1827 - 1899 GLI AUSTROUNGARICI E PORTA ORIENTALE

“I Caselli di Porta Venezia furono eretti nel 1828 su progetto dell’architetto Rodolfo Vantini.

1815. Gli Austriaci tornano in città dopo il Congresso di Vienna. Uno dei primi atti del nuovo governo cittadino intende sostituire il valore simbolico di Corso di Porta Romana, che conduce idealmente a Roma, con un nuovo corso. Corso di Porta Orientale è destinato a essere e rappresentare agli occhi dei milanesi la via che conduce a Vienna. Così i neo padroni di Milano indicono un bando per selezionare un nuovo progetto e dar vita alla nuova Porta Orientale.

1826. Il concorso l’edificazione della nuova porta è bandito l’1 giugno 1826. La Commissione incaricata di stilare il programma per il concorso pubblico, fra l’altro, pone il preciso presupposto che gli edifici non occludano lo sguardo verso Nord essendo infatti quello l’unico punto di Milano che consentisse di ammirare la bella natura del paese che abitiamo e l’idea della geografica posizione della subalpina città. La distribuzione interna dei Fabbricati si farà servire agli Uffici ivi stazionati di Finanza, di Polizia ed al Corpo di Guardia Militare. Nel mese di novembre dello stesso anno vengono presentati 35 progetti. La Commissione giudicatrice, composta tra gli altri, da Giocondo Albertolli, Giovanni Antonio Antolini, Luigi Canonica e Carlo Amati (il progettista della facciata del Duomo) seleziona il progetto di Vantini. Non senza, al solito, muovere delle critiche. L’Amministrazione, infatti, dopo aver verificato l’altezza ideale, fa modificare l’altezza delle torrette del Vantini affinché questa sia la più conveniente perchè nel tutto assieme del fabbricato vi fosse quell’armonia di parti. Vantini propone una nuova tipologia di porta, costituita da una coppia di edifici simmetrici.

1828. Si ergono i Caselli di Porta Orientali: le nuove porte che servono per il controllo daziario di chi entra ed esce dalla città. I due edifici contrapposti che rappresentano l’ingresso principale della città. La struttura dei due caselli è basata su un corpo centrale preceduto su tre lati da un porticato dorico.

1830. Nella seduta comunale del 30 aprile vengono confermate le modifiche da apportarsi alle torrette.

1833. Sono eseguite le 8 statue e gli otto bassorilievi posti sui fronti dei due edifici, in base a quanto deliberato dal Comune in accordo con l’Accademia di Brera, e si pone fine ai lavori. Le statue misurano due metri e mezzo d’altezza. I bassorilievi due metri e ottanta centimetri per un metro e dieci di altezza. La decorazione sui Caselli diviene rappresentazione della coscienza civile di Milano, riprendendo la capacità della città (che nel corso della storia è anche divenuta capitale) di rinascere ogni volta, di saper resistere e ricostruirsi, simbolo di uno stadio di civiltà che sa abbellire e sanare.

Non più un arco di derivazione romana (per gli austriaci immagine del precedente governo franco-imperiale), ma due grandi Caselli: Vantini – che è tra i primi a utilizzare calcoli strutturali per le sue costruzioni - riproduce la tipologia daziaria in uso ai lati degli archi, togliendo però l’arco centrale e monumentalizzando i Caselli. Tolta la porta, afferma la continuità fisica e visiva, tra interno ed esterno delle mura che perdono la funzione difensiva. Da questo momento le future altre porte di Milano non avranno più l’arco ma solo i due caselli. Con il ritorno degli austriaci bisogna sventrare le mura per aprire un ingresso, sulla strada per Vienna, più solenne degli altri.





Vantini progetta due edifici simmetrici e tra loro pone una cancellata in ferro removibile. La sua è una moderna concezione dell’ingresso urbano, in netta contrapposizione con la classica visione di un edificio a un solo corpo di fabbrica. I Caselli di Porta Orientale sono il primo ingresso in Milano costruito senza porta monumentale. Due edifici quadrati di 20 metri per 22, alti, con la torretta aggiunta, 21 metri e mezzo e distanziati l’uno dall’altro di 21 metri e venti centimetri., in modo da dividere lo spazio in campiture uguali (Casello – strada – Casello), da allargare la visuale passante città-campagna secondo una continuità che si vuole dare tra interno urbano ed esterno, rompendo la barriera delle mura bastionate, oramai inutili alla difesa e alla definizione della città. I due edifici sono speculari rispetto all’asse della strada. Ogni Casello ha un perimetro quadrato e una facciata chiusa (l’Est verso viale Majno, l’Ovest verso i Bastioni), mentre gli altri tre lati al piano terra sono porticati. A quadrato, con ambienti d’angolo esterni, è il primo piano; quadrato è il secondo piano e quadrata la torre scala centrale. Una costruzione composta da volumi uno dentro l’altro. Gli assi visuali sono passanti (finestra – porta – porta – finestra) e ogni parete è composta secondo le regole della simmetria. Il portico ha l’altezza di un doppio piano. Le torrette del corpo superiore sono aperte su ogni lato da finestre semicircolari. Le pareti esterne sono sfondate da nicchie per sculture o alleggerite da bassorilievi. Tutti gli ambienti al piano terra e al primo piano sono coperti da volte. L’utilizzo degli edifici era semplice: i portici sul lato urbano servivano per i carri e le carrozze, gli altri - sopraelevati – per i pedoni. I locali al piano terra erano gli uffici per la dogana, con una sala più ampia di rappresentanza nel Casello Ovest. Al primo piano erano le camere degli ufficiali e della truppa.

I materiali utilizzati sono propri della tradizione milanese: gradini e pavimentazioni degli androni in beola, granito rosa di Baveno per le colonne, pietra di Brembate per il bugnato e gli archivolti, pietra di Viggiù per gli ordini delle pareti, le greche e gli apparati decorativi.

L’opera di Vantini diverrà emblematica dello stato dell’arte a Milano in quel secolo. I Caselli di Porta Orientale sono di dimensione monumentale rispetto agli altri e assumono un ruolo civico rappresentativo che si confronta direttamente per dimensione e rilievo urbano con gli archi o con le facciate di edifici pubblici come La Scala.”

Testi tratti dal volume La Casa del Pane – Ex Caselli Daziari di Porta Orientale edito a cura dei Panificatori Milanesi




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